La parodontite colpisce in silenzio. Non fa male (o fa poco male) e per questo si tende a rimandare. Nel frattempo, la malattia distrugge lentamente i tessuti che tengono i denti in sede: gengive, legamento parodontale, osso alveolare. Quando i sintomi diventano evidenti, il danno è spesso già significativo.
Mi chiamo Alexandra Mustakis, sono dentista a Bologna con una formazione specifica in parodontologia preventiva e cariologia. In questo articolo spiego cos’è la malattia parodontale, come si diagnostica, come si tratta in modo non chirurgico e perché il mantenimento nel tempo è la parte più importante di tutto il percorso.
Cos’è la parodontite
La parodontite è un’infezione batterica che colpisce i tessuti di supporto del dente: gengive, legamento parodontale e osso alveolare. Conosciuta nel linguaggio comune anche come piorrea, è un’infezione batterica cronica che colpisce i tessuti di supporto del dente. Non riguarda solo le gengive: coinvolge il legamento parodontale, il cemento radicolare e l’osso alveolare. Quando questi tessuti vengono progressivamente distrutti, i denti perdono il loro sostegno e, nelle fasi avanzate, iniziano a muoversi.
La parodontologia è la branca dell’odontoiatria che si occupa della prevenzione, della diagnosi e del trattamento di questa malattia. Il parodontologo è il professionista che si occupa della sua diagnosi e del suo trattamento, partendo sempre dall’identificazione delle possibili cause batteriche, sistemiche e comportamentali prima di definire il percorso terapeutico più adatto.
La distinzione tra gengivite e parodontite è clinicamente rilevante:
- La gengivite è reversibile: interessa solo la gengiva, non c’è ancora perdita di osso o di legamento. Se trattata bene, si risolve completamente.
- La parodontite è una malattia cronica: i danni al tessuto osseo e parodontale sono in parte irreversibili. Si gestisce e si arresta, ma non si “guarisce” una volta per tutte.
Questa differenza cambia radicalmente il tipo di approccio terapeutico e, soprattutto, l’importanza dei controlli nel tempo.

I sintomi della parodontite
La caratteristica più insidiosa della parodontite è l’assenza di dolore nelle fasi iniziali e intermedie. I segnali ci sono, ma vengono spesso minimizzati o attribuiti ad altri fattori:
- Gengive che sanguinano durante lo spazzolamento o l’uso del filo interdentale
- Alito cattivo persistente che non migliora con l’igiene quotidiana
- Gengive che si ritirano, rendendo i denti visivamente più lunghi
- Sensibilità al freddo o al caldo nella zona del colletto del dente
- Denti che sembrano muoversi o che hanno cambiato posizione
- Tasche gengivali profonde, rilevabili solo durante una visita specialistica
Le gengive che sanguinano non sono “normali”. Il sanguinamento è sempre un segnale di infiammazione in atto e l’infiammazione cronica, se non trattata, porta alla progressione della malattia.
Parodontite e salute generale
Il rapporto è bidirezionale: chi soffre di diabete ha una predisposizione maggiore alla parodontite, e la parodontite non controllata peggiora il controllo glicemico. Lo stesso vale per le malattie cardiovascolari: l’infiammazione cronica in bocca contribuisce all’infiammazione sistemica, aumentando il rischio di eventi ischemici.
Numerosi studi hanno inoltre evidenziato possibili associazioni tra parodontite e altre patologie croniche, tra cui l’artrite reumatoide e alcune malattie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer.
Per le donne in gravidanza, la parodontite è associata a un rischio aumentato di parto prematuro. Questo è uno dei motivi per cui, nel Percorso Benessere Autentico™ che propongo alle mie pazienti, l’anamnesi include sempre la storia medica generale: non si possono trattare le gengive senza conoscere la persona.
Cosa fa il parodontologo durante la visita
Durante la visita parodontale si effettua una valutazione clinica strutturata che misura lo stato di salute dei tessuti di supporto del dente in ogni loro componente. Presso il mio studio a Bologna, ogni screening parodontale comprende:
Misurazione delle tasche gengivali
Con uno strumento chiamato sonda parodontale, misuro la profondità dello spazio tra la gengiva e il dente in sei punti per ogni elemento. Tasche di profondità aumentata possono indicare la presenza di infiammazione e rappresentare uno dei primi segnali di una parodontite in fase iniziale. Tasche superiori a 6 mm sono frequentemente associate a forme più avanzate di malattia parodontale. Questo esame — il parodontogramma — è la base di ogni diagnosi e permette di monitorare l’evoluzione clinica nel tempo.
Valutazione del sanguinamento e della placca
Registro l’indice di sanguinamento al sondaggio e l’indice di placca: due parametri oggettivi che permettono di quantificare l’infiammazione attiva e il livello di igiene domiciliare. Servono a misurare i progressi nel tempo, non a giudicare.
Diagnostica radiografica quando necessaria
Le radiografie endorali e la panoramica permettono di valutare la quantità di osso di supporto rimasta intorno a ogni dente. Senza questa informazione, la diagnosi è incompleta.
Valutazione del rischio individuale
Utilizzo protocolli validati dalla letteratura scientifica internazionale per calcolare il profilo di rischio parodontale di ogni paziente. Fumo, diabete, predisposizione genetica, igiene domiciliare, storia pregressa di parodontite: tutti questi fattori vengono considerati. Il profilo di rischio determina la frequenza dei controlli successivi — ogni 3, 6 o 12 mesi — e personalizza il piano terapeutico.

Il trattamento non chirurgico: in cosa consiste lo sbrigliamento sottogengivale
Nella grande maggioranza dei casi, la parodontite si tratta efficacemente senza chirurgia. La terapia di prima linea è lo sbrigliamento sottogengivale (chiamato anche scaling e root planing) che consiste nella rimozione accurata di placca batterica e tartaro dalle superfici radicolari del dente, nelle tasche che si sono formate sotto il margine gengivale.
La procedura viene eseguita in anestesia locale quando necessario, principalmente mediante strumenti ad ultrasuoni di ultima generazione. Grazie alle vibrazioni meccaniche ad alta frequenza, all’effetto cavitazionale e al microflusso acustico, questi strumenti consentono di rimuovere efficacemente placca batterica e tartaro anche nelle aree più difficili da raggiungere. In molti casi il trattamento risulta più confortevole per la paziente e può ridurre la necessità di anestesia. Gli strumenti manuali vengono utilizzati quando necessario per completare il trattamento nelle zone che richiedono una maggiore precisione.
L’obiettivo non è eliminare tutti i batteri presenti nel cavo orale, ma ridurre il biofilm patogeno responsabile dell’infiammazione e favorire il ripristino di un equilibrio del microbioma orale, fondamentale per la salute dei tessuti parodontali.
Il trattamento non chirurgico è efficace ma richiede la collaborazione attiva della paziente. Ogni seduta include istruzioni personalizzate per l’igiene domiciliare: tecnica di spazzolamento, uso del filo interdentale, degli scovolini, degli irrigatori orali. Non per senso di colpa: perché il risultato a lungo termine dipende da quello che si fa a casa ogni giorno.
Nei casi in cui la risposta alla terapia non chirurgica è insufficiente, ad esempio in presenza di tasche che rimangono profonde o di una perdita ossea avanzata, si valuta l’opzione chirurgica.
Il ruolo degli antibiotici nella parodontite
Gli antibiotici in parodontologia hanno indicazioni precise e selettive. Non sostituiscono la terapia meccanica: la integrano in casi specifici, come le parodontiti aggressive o le situazioni in cui la componente batterica è particolarmente resistente. Usarli in modo indiscriminato non serve e può essere controproducente. Nella mia pratica, vengono prescritti solo quando c’è una indicazione clinica chiara e documentata.
Il mantenimento parodontale
La parodontite è una malattia cronica. Questo significa che, anche dopo un trattamento riuscito, la malattia può recidivare se i controlli vengono abbandonati. La fase di mantenimento, chiamata anche terapia parodontale di supporto, è quella che trasforma un risultato temporaneo in un risultato stabile nel tempo.
Ogni visita di mantenimento è una rivalutazione: si rimisurano le tasche, si confrontano i dati con il parodontogramma precedente, si rileva il sanguinamento, si valuta l’igiene domiciliare. Se qualcosa sta peggiorando, si interviene subito prima che il danno diventi irreversibile.
La frequenza dei controlli dipende dal profilo di rischio individuale: ogni 3 mesi per chi ha avuto una parodontite avanzata o ha fattori di rischio sistemici, ogni 6 mesi per un profilo di rischio medio, ogni 12 mesi per chi ha raggiunto una stabilità clinica documentata. Non c’è un’unica risposta giusta: c’è la risposta giusta per quella persona, in quel momento della sua storia clinica.
Parodontologo a Bologna: dove prenotare una visita con la Dott.ssa Mustakis
Ricevo pazienti a Bologna e Baricella dai comuni limitrofi: Altedo, Minerbio, Molinella, Casalecchio di Reno, Zola Predosa, Castel Maggiore o San Lazzaro di Savena.
La prima visita parodontale include: anamnesi completa, screening parodontale con sondaggio, analisi delle radiografie disponibili, spiegazione della situazione clinica in modo chiaro e senza tecnicismi. Se hai già radiografie recenti, portale: possono essere utili per il confronto.
Puoi contattarmi via WhatsApp al 342 988 6727 o per email a info@alexandramustakis.it.
Domande frequenti sul parodontologo a Bologna
Il parodontologo è un dentista specializzato nella diagnosi e nel trattamento delle malattie che colpiscono i tessuti di supporto del dente: gengive, osso alveolare e legamento parodontale.
I segnali più comuni sono gengive che sanguinano spazzolando, alito persistente, gengive che si ritirano e denti che sembrano muoversi. Solo una visita con sondaggio parodontale conferma la diagnosi.
Nella maggior parte dei casi sì. Il trattamento non chirurgico — sbrigliamento sottogengivale — è la terapia di prima scelta e permette di arrestare la malattia nella grande maggioranza delle situazioni.
La prima visita parodontale presso lo studio della Dott.ssa Mustakis è a pagamento. Il costo del percorso completo dipende dalla situazione clinica e viene comunicato in modo trasparente dopo la valutazione.
Dipende dal profilo di rischio individuale: ogni 3 mesi per chi ha avuto parodontite avanzata, ogni 6 mesi per un profilo medio, ogni 12 mesi per chi ha raggiunto una stabilità documentata.
Sì. La parodontite è associata a malattie cardiovascolari, diabete e complicanze in gravidanza. Trattare le gengive è parte della cura della salute generale, non solo della bocca.


