Le gengive retratte sono una delle condizioni più sottovalutate in odontoiatria. Molte pazienti le notano solo quando il dente sembra diventato più lungo, o quando appare una sensibilità improvvisa al freddo o allo spazzolamento. A quel punto, la recessione gengivale è già in corso da tempo.
Il problema non è estetico. È strutturale: quando la gengiva si ritira, la radice del dente resta esposta, priva della protezione dello smalto. Questo aumenta il rischio di carie radicolari, ipersensibilità e, nei casi più avanzati, perdita del dente stesso.
La buona notizia è che la recessione gengivale, se riconosciuta in tempo, può essere bloccata e gestita con trattamenti non chirurgici. Nel mio studio a Baricella, vicino a Bologna, accompagno le pazienti in un percorso di diagnosi precoce e mantenimento parodontale che mira a preservare i denti naturali il più a lungo possibile.
Cosa sono le gengive retratte e cosa si intende per gengive recesse
La recessione gengivale è lo spostamento del margine della gengiva verso il basso rispetto alla corona del dente, con conseguente esposizione della radice. In italiano si parla di gengive retratte, gengive recesse o gengive abbassate: sono termini diversi per indicare la stessa condizione clinica.
Dal punto di vista anatomico, la gengiva sana copre la radice del dente e forma una barriera protettiva contro i batteri. Quando questo margine si abbassa, anche di pochi millimetri, la radice — priva di smalto — diventa vulnerabile.
La recessione può interessare uno o più denti, può essere simmetrica o asimmetrica, e può comparire in qualsiasi zona dell’arcata, anche se è più frequente sulle superfici esterne dei denti anteriori e dei premolari.

Quali sono i segnali della recessione gengivale
La recessione gengivale spesso non fa male, almeno nelle fasi iniziali. Questo è il motivo per cui molte persone la scoprono tardi. I segnali più frequenti sono:
Il dente sembra più lungo del solito. È uno dei primi segni visibili: la corona appare allungata perché la gengiva si è abbassata rispetto alla sua posizione originale.
Sensibilità al freddo, al caldo o agli alimenti dolci. La radice esposta non ha protezione di smalto: qualsiasi stimolo termico o chimico raggiunge direttamente la dentina, provocando una sensibilità acuta e localizzata.
Una linea scura o giallastra alla base del dente. È la radice che emerge: ha un colore diverso dallo smalto, più giallo o più opaco.
Sanguinamento durante lo spazzolamento. Non sempre presente nelle recessioni pure, ma frequente quando la causa è una parodontite sottostante.
Gengiva che si abbassa in modo irregolare. Se la linea gengivale non è uniforme e alcuni denti appaiono più esposti di altri, può indicare una recessione localizzata.
Se riconosci uno o più di questi segnali, il passo successivo è una valutazione clinica. Prima si interviene, più opzioni non chirurgiche sono disponibili.
Perché le gengive si ritirano: le cause più frequenti
Le cause della recessione gengivale sono multiple e spesso si sovrappongono. Una revisione sistematica pubblicata sul Journal of Dentistry nel 2025 (Marschner et al., PMID 39988303) ha identificato come fattori di rischio significativi la parodontite, la placca batterica, il fumo, il consumo di alcol e il trauma occlusale.
Fonte scientifica
Approfondimento basato sulla letteratura scientifica
Una revisione sistematica con metanalisi pubblicata sul Journal of Dentistry nel 2025 ha analizzato i fattori di rischio per la recessione gengivale in oltre un milione di soggetti. I risultati indicano che la parodontite è il fattore associato più forte, seguita dalla presenza di placca batterica, dal fumo e dal trauma occlusale. Lo studio ha anche confermato che questi fattori sono in larga parte modificabili con interventi clinici e comportamentali mirati.
Leggi lo studio su PubMed ↗Journal of Dentistry • Marschner et al. • 2025
Le cause più comuni che osservo nella pratica clinica sono:
Tecnica di spazzolamento scorretta. Spazzolare con troppa forza o con uno spazzolino a setole dure provoca un’abrasione progressiva della gengiva. È una causa molto frequente, spesso associata a una recessione localizzata e simmetrica.
Malattia parodontale. La parodontite è la causa più grave: l’infezione batterica cronica distrugge sia l’osso che i tessuti di supporto del dente, provocando recessione progressiva. La correlazione con la parodontite è la più forte tra tutti i fattori di rischio identificati dalla letteratura.
Bruxismo e trauma occlusale. Il digrignamento o il serramento notturno dei denti produce forze eccessive sui tessuti parodontali, favorendo la recessione nel tempo.
Predisposizione genetica. Alcune persone hanno una gengiva naturalmente sottile o un osso alveolare ridotto, che le rende più vulnerabili alla recessione anche in presenza di una buona igiene orale.
Posizionamento del dente fuori dall’arcata. Denti in posizione anomala o ruotati possono avere una copertura ossea ridotta, con conseguente maggiore esposizione della radice.
Piercing labiali e linguali. Il contatto ripetuto del metallo con la gengiva provoca micro-traumatismi che nel tempo causano recessione localizzata.
Farmaci che riducono la salivazione. La saliva ha un ruolo protettivo per i tessuti gengivali: alcuni farmaci (antidepressivi, antiipertensivi, antistaminici) riducono il flusso salivare e aumentano la vulnerabilità della gengiva.

Le gengive retratte si possono recuperare?
Questa è la domanda che mi viene posta più spesso. La risposta è: dipende dallo stadio e dalla causa.
Il tessuto gengivale, a differenza di altri tessuti del corpo, non si rigenera spontaneamente in modo significativo. Una volta che la gengiva si è ritirata, il tessuto perso non torna da solo.
Detto questo, esistono due obiettivi clinici distinti:
Bloccare il processo. È l’obiettivo prioritario, raggiungibile nella grande maggioranza dei casi con trattamenti non chirurgici. Si tratta di eliminare la causa della recessione, ridurre l’infiammazione e stabilizzare la condizione parodontale. Quando la causa è la parodontite, il trattamento parodontale non chirurgico riduce la carica batterica e ferma la progressione. Una tecnica di spazzolamento scorretta si corregge con istruzioni personalizzate. In presenza di bruxismo, il trattamento dipende dalla causa: per questo si valuta sempre caso per caso prima di decidere l’approccio più adatto.
Recuperare il tessuto perso. Nei casi selezionati, dove la recessione è limitata e la situazione ossea lo consente, è possibile valutare interventi chirurgici di copertura radicolare. Questa opzione viene discussa solo dopo aver stabilizzato la condizione parodontale con la terapia non chirurgica.
Il trattamento non chirurgico: il percorso nello studio
Quando una paziente arriva con gengive retratte, il primo passo è capire la causa specifica e misurare l’entità della recessione. Senza questa valutazione, qualsiasi trattamento è cieco.
Nel mio studio utilizzo il parodontogramma, uno strumento diagnostico che misura la profondità delle tasche gengivali, il livello di attacco e l’entità della recessione millimetro per millimetro. Questo dato, insieme agli indici di placca e sanguinamento e all’esame radiografico, permette di costruire un quadro clinico preciso.
Il percorso non chirurgico comprende:
Terapia parodontale non chirurgica. La rimozione professionale di placca e tartaro sopra e sotto la gengiva, con strumenti manuali e ultrasonici. Riduce la carica batterica, diminuisce l’infiammazione e stabilizza i tessuti parodontali.
Igiene orale professionale personalizzata. Non solo una pulizia: un’istruzione specifica sulla tecnica di spazzolamento corretta per il profilo di rischio della paziente, con indicazioni su spazzolini, scovolini e filo interdentale.
Protocollo di mantenimento. Controlli periodici ogni 3, 6 o 12 mesi a seconda del profilo di rischio. In ogni controllo viene rivalutato il parodontogramma e verificato il miglioramento o la stabilità della condizione.
Il trattamento della malattia parodontale nel mio studio parte sempre dalla causa, non dal sintomo visibile. L’obiettivo è mantenere i denti naturali il più a lungo possibile, evitando interventi più invasivi quando non necessari.
Gengive recesse e chirurgia: quando si valuta
La copertura radicolare chirurgica è una soluzione efficace, ma ha una condizione precisa: si valuta solo dopo aver completato e stabilizzato la fase non chirurgica. Saltare questo passaggio non ha senso clinico.
Recessioni ampie con radice molto esposta, ipersensibilità severa resistente ai trattamenti conservativi ed esigenze estetiche specifiche su denti anteriori visibili sono le situazioni in cui un intervento chirurgico può entrare in discussione.
Nel mio approccio, la chirurgia è l’ultima opzione, non la prima. Ogni decisione viene presa insieme alla paziente, dopo aver spiegato con chiarezza le opzioni disponibili, le aspettative realistiche e le possibili alternative.
Quanto tempo ci vuole per vedere i risultati
I tempi variano in base all’entità della recessione e alla causa sottostante. Questo è quello che mi aspetto di osservare nel percorso tipico:
Nelle prime quattro settimane dopo la terapia Parodontale non chirurgica, la gengiva riduce l’infiammazione: meno sanguinamento, meno gonfiore, tessuti più tonici. Il miglioramento è misurabile al controllo clinico.
Tra i tre e i sei mesi, si rivaluta il parodontogramma: la profondità delle tasche si riduce, il livello di attacco si stabilizza. In questo momento si decide se la terapia non chirurgica è sufficiente o se è necessario un ulteriore step.
Il mantenimento è permanente. La parodontite e la recessione gengivale sono condizioni croniche: la stabilità si mantiene nel tempo solo con controlli regolari e una buona igiene domiciliare. Non esiste un trattamento “definitivo” dopo il quale smettere di controllare.
Prenota una visita per controllare la tua salute gengivale
Se hai notato che le tue gengive si stanno abbassando, non aspettare che compaiano altri sintomi. La recessione gengivale è una condizione progressiva: più si aspetta, più tessuto si perde e più si restringe la finestra dei trattamenti non chirurgici.
Quello che puoi fare da subito, ancora prima di venire in studio, è controllare come spazzoli i denti. Una tecnica scorretta è tra le cause più frequenti di recessione localizzata: setole troppo dure, movimenti orizzontali aggressivi e troppa pressione consumano la gengiva nel tempo. Passare a uno spazzolino a setole morbide e usare movimenti delicati dall’alto verso il basso è già un primo passo concreto.
Sul fronte della prevenzione, i controlli parodontali periodici sono lo strumento più efficace: permettono di misurare la situazione prima che diventi visibile a occhio nudo e di intervenire quando le opzioni conservative sono ancora tutte disponibili. Non serve aspettare di sentire dolore o di vedere la radice esposta per prenotare una valutazione.
Nel mio studio a Baricella, vicino a Bologna, il primo incontro è dedicato all’ascolto e alla diagnosi. Misuriamo insieme la situazione attuale con il parodontogramma, capiamo la causa specifica e costruiamo un percorso su misura.
Domande frequenti sulle gengive retratte
Il tessuto perso non si rigenera da solo. Il trattamento blocca la progressione. La chirurgia per recuperare il tessuto si valuta solo in casi selezionati.
Il dente appare più lungo, compare sensibilità al freddo e si nota una linea giallastra alla base: è la radice esposta.
Nelle fasi iniziali no. Il dolore compare quando la radice esposta reagisce al freddo o agli alimenti dolci.
Spazzolamento troppo aggressivo, parodontite, bruxismo e predisposizione genetica sono le cause più frequenti.
I primi miglioramenti si osservano entro 4 settimane. La rivalutazione completa avviene tra i 3 e i 6 mesi.


